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document.writeln('<div class="s2p-subject" style="font-weight:bold;font-size:1.1em;">Udc, Bossi: "Prima il federalismo, poi si discute" Il piano di Casini: Margherita in dote al premier</div>');
document.writeln('<div class="s2p-sent" style="font-size:.9em;">Jul 13 2010 at 8:33 AM</div>');
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Il futuro della Lega? &quot;Non sono eterno, ma Renzo cresce rapidamente&quot;. </span></font></i></b><i><font size="2" face="Georgia"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Georgia,serif;font-style:italic"><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/il_piano_casini_scissione_pd_dote_berlusconi/13-07-2010/articolo-id=460395-page=0-comments=1" target="_blank">Cesa svela i piani dell\'Udc</a></span></font></i><i><font size="2" face="Georgia"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Georgia,serif; font-weight:normal;font-style:italic">: entrare in un governo di larghe intese con gli ex Dc in rotta con Bersani<o:p></o:p></span></font></i></h2>  <p class="xtestonotizie" style="text-align:justify"><b><font size="2" face="Georgia"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Georgia,serif;font-weight:bold">Arona</span></font></b><font size="2" face="Georgia"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Georgia,serif"> - È l&#8217;ultima chiamata e Umberto Bossi lo sa. È l&#8217;ultima chiamata perché il suo popolo è stanco di aspettare, «federalismo subito o secessione» avvertono tutti qui ad <b><span style="font-weight:bold">Arona</span></b>, 14.500 anime in quel di Novara, che in primavera sono andate alle urne e hanno votato tutte Lega, «siamo al 43 per cento, il Pdl qui è scomparso» dice orgoglioso il sindaco <b><span style="font-weight:bold">Alberto Gusmeroli.</span></b> <o:p></o:p></span></font></p>  <p class="xtestonotizie" style="text-align:justify"><font size="2" face="Georgia"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Georgia,serif">È l&#8217;ultima chiamata perché neppure l&#8217;anagrafe aspetta: la guerra di successione che nel partito è già iniziata da un po&#8217; la dice lunga, ma la Lega è Bossi, senza di lui nessun obiettivo sarà più certo. Ora o mai più, e Bossi lo sa. Così, dopo tanti anni di lotta e di governo, mai come in queste ore la lotta e il governo coincidono e le sorti del federalismo si intrecciano con quelle del movimento, come a un punto di non ritorno. Deve essere così per forza, ora o mai più. «Il federalismo fiscale lo facciamo entro luglio, così le Regioni inizieranno a prendere un po&#8217; di soldi che ora finiscono allo Stato» promette ai suoi dal palco il Senatùr. L&#8217;accordo con Pier Ferdinando Casini? «Non ce ne fotte niente di Casini, io non vado con chi la pensa al contrario di me, perché per fare la riforme occorre essere d&#8217;accordo». Muscoli e applausi. Poi però è un «sì», quello che ti dice il Senatùr a cena dopo il comizio, seduto a tavola fra il figlio Renzo e il governatore del Piemonte Roberto Cota, un piatto di penne alla salsiccia con Coca Cola, patate fritte masticando il sigaro, la calma per ragionare.<o:p></o:p></span></font></p>  <p class="xtestonotizie" style="text-align:justify"><font size="2" face="Georgia"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Georgia,serif">Se il patto con Casini, che qui sulle rive padane del lago Maggiore non a caso ha le sembianze del diavolo, fosse l&#8217;unico modo per portarla a casa, la madre di tutte le battaglie, ora perché non c&#8217;è più poi, ora perché non c&#8217;è più tempo? «Sì», risponde Bossi. Il problema è che «non mi fido, non bisogna fidarsi di Casini». Diavolo di un democristiano. Ma, appunto, con il diavolo si fanno i patti. E allora eccolo, il patto. «Prima passa il federalismo, poi si discute». È uno scambio? Bossi annuisce, dice un altro «sì». C&#8217;è l&#8217;estate per fare il federalismo, anzi c&#8217;è luglio, «poi andiamo al mare», «ora lo portiamo a casa e poi vediamo». Non a caso, aveva detto ai microfoni che l&#8217;ingresso dell&#8217;Udc al governo «è solo una brutta ipotesi, che ci fa solo perdere tempo». Aggiungendo che il tentativo del premier di sostituire la pattuglia finiana con quella centrista non è affare del Carroccio, «Fini è un problema di Berlusconi, affari suoi, è un suo amico». <o:p></o:p></span></font></p>  <p class="xtestonotizie" style="text-align:justify"><font size="2" face="Georgia"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Georgia,serif">La verità è che Bossi non vede un governo a rischio. «Hanno tutti troppa paura, anche Fini ha paura, perché se cade il governo poi si torna a votare», e non c&#8217;è crisi politica o economica che tenga, «se Berlusconi corre con noi vince di nuovo». Ma Bossi è la Lega, appunto, e se questa è l&#8217;ultima estate per portarsi a casa il federalismo, lui è un animale politico che sa trattare, chiedere cento per ottenere ottanta, in fondo oggi non sarebbero tutti federalisti se lui ieri non avesse minacciato la secessione. E allora ecco il federalismo fiscale ed ecco i ministeri al Nord, in autunno, avverte, faremo «una grande battaglia per portare a Torino, Milano e Venezia un po&#8217; di ministeri che sono a Roma», mai smettere di puntare, rilanciare sempre. <o:p></o:p></span></font></p>  <p class="MsoNormal" style="text-align:justify"><font size="2" face="Georgia"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Georgia,serif">La sua personale corsa contro il tempo, l&#8217;Umberto te la dice in una frase: «Ho sempre avuto paura a muovermi perché avevo paura che si mettessero a litigare». Per questo «non ho mai smesso di fare il segretario», per questo adesso che gli aspiranti successori affilano i coltelli lui dice: «Non vedo una guerra», ma lo dice come un imperativo, smettete di scannarvi. «Ci sono io» dice attorno al sigaro. Poi concede: «Non sono eterno». E detta la linea. Fra vecchi colonnelli come Roberto Calderoli e Roberto Maroni, giochi di potere di Rosi Mauro a Marco Reguzzoni, parvenu alla Francesco Belsito, nel mezzo Cota e Luca Zaia, i nuovi simboli del Nord, Bossi mette tutti a tacere. «Renzo sta crescendo rapidamente». <o:p></o:p></span></font></p>  <p class="xtestonotizie" style="text-align:justify"><font size="2" face="Georgia"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Georgia,serif">Il fu «trota» in fondo è già delfino da un po&#8217;, segue papà Umberto dappertutto, dalle cene ad Arcore agli incontri a Palazzo Chigi, dalle riunioni del partito ai palchi ruspanti delle feste padane. La gente lo osserva in un misto di curiosità e insofferenza e il partito rischia l&#8217;implosione, perché vallo a dimostrare, a 25 anni, che hai la stoffa dell&#8217;Umberto. Se i colonnelli guerreggiano, la base rumoreggia preoccupata. Bossi lo sa. «Renzo è bravo, sta imparando. Cresce rapidamente». <o:p></o:p></span></font></p>  <p class="xtestonotizie" align="right" style="text-align:right"><font size="2" face="Times New Roman"><span style="font-size:11.0pt">fonte <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/udc_bossi_prima_federalismo_poi_si_discute_il_piano_casini_margherita_dote_premier/13-07-2010/articolo-id=460396-page=0-comments=1" target="_blank">ILGIORNALE</a></span></font><font size="2" face="Georgia"><span style="font-size:10.0pt;font-family:Georgia,serif"><o:p></o:p></span></font></p>  <p class="MsoNormal"><font size="2" color="#17365d" face="Georgia"><span style="font-size:11.0pt;font-family:Georgia,serif;color:#17365D"><o:p>&nbsp;</o:p></span></font></p>  </div>  ');
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document.writeln('<div style="color:gray;font-size:8pt;" title="send2page lets you update your web site by simply sending an email.">Published with <a href="http://www.send2page.com?cpid=1015" >send2page</a></div>');

